Modi per praticare il Daoshi

Daoshi Dojo Training

Il training viene svolto presso le palestre e Dojo in cui si pratica Daoshi puro, gestito direttamente dai Maestri e Istruttori certificati Daoshi, visibili al sito www.daoshi.it o al blog http://daoshi.wordpress.com/

Daoshi Expat

Per non residenti in zone in cui si pratica Daoshi settimanalmente:  i praticanti esterni, assieme ai praticanti residenti, si riuniscono in una sessione di training Daoshi speciale, a cadenza mensile. L’incontro al mese di stage (in genere, di sabato pomeriggio) è dedicato all’avanzamento tecnico, studio di tecniche e sviluppo del senso di appartenenza alla community Daoshi. Lo stage mensile viene unito alla pratica settimanale – nella propria città o zona di residenza –  di una “disciplina di fondo” presso palestre e club di arti marziali e combat convenzionati con il Daoshi.  La “disciplina di fondo” è da praticare nella propria città (es, Judo, Karate,  Muay Thai, Ju Jitsu, Boxe, e altre) e viene fissata dai Maestri Daoshi, in seguito ad un’analisi delle attitudini del praticante e delle sue preferenze  ed obiettivi.  Per le città con cui non sono ancora presenti convenzioni, esse vengono create su misura con club locali, per il partecipante che aspira a praticare Daoshi nella formula Expat.

Stage e Workshop Daoshi

Pratica intensiva presso stage (es, stage agonisti, stage formazione formatori, workshop sul Potenziale Umano, riunioni agonistiche) o workshop in full-immersion, avviene unicamente ad invito per privati, o su richiesta di Maestri, gruppi e club interessati.

Riflessioni sul Daoshi

[slideshow]Daoshi® è una  Disciplina Marziale e del Potenziale Umano, basata sull’integrazione di varie discipline e arti, tra cui: Boxe, Muay Thai, Kickboxing, Karate, Judo, Ju Jitsu Goju, Capoeira, Taekwondo, Wushu, Aikido,  unite al Training Mentale, Bioenergetica e altre pratiche psicologiche.

Daoshi è una Disciplina in continua evoluzione. Ad oggi, le  differenti categorie di Daoshi® sono:

  1. Daoshi Kombat™: versione del Daoshi dedita al combattimento con protezioni (guanti o guanti speciali, e altre protezioni. es paratibie) che mette i praticanti in grado di gareggiare in tornei di Kickboxing K1,  Thai, MMA, Valetudo, Ju Jitsu Goju, Sanda, Kumite,  e nella preparazione al Pugilato
  2. Daoshi Total Fighting System™: versione del Daoshi dedicata alla protezione totale della persona e dei propri cari, o alla protezione professionale (sicurezza). Non utilizza generalmente protezioni di alcun tipo (salvo in alcuni casi alcune protezioni speciali militari per operatori speciali),  utilizza tecniche di immobilizzazione, di percussione, di leva, di strangolamento, dal livello minimale (semplice controllo) al livello letale (riservato solo per operatori di Forze dell’Ordine)
  3. Daoshi Bushido™: pratica della “via del Guerriero”, che enfatizza uno stile di vita marziale, lavora soprattutto sul Lifestyle Training, sui valori, sulla ricerca del Potenziale Umano, il Miglioramento Personale e la Crescita Personale
  4. Daoshi Healing™,  Daoshi Bioenergetics™ e Daoshi Mental Training™: pratica crescita personale di natura terapeutica e psicologica, orientata all’unione tra Bioenergetica Loweniana, scuole psicologiche neo-Reichiane e Arti Orientali. Applica soprattutto tecniche di Training Mentale, Psicoenergetica, Bioenergetica, affinamento delle capacità di concentrazione, rilassamento, attivazione mentale, focalizzazione. Utile anche per gli agonisti che lavorano in contesti di sfida massimale e operatori di alto livello nella Sicurezza, Militare e Forze Speciali, in quanto attiva  le competenze di Percezione Aumentata e Extended Cognition o “percezione allargata” utili in contesti di alta difficoltà operativa.

Daoshi non è una federazione, nè una Società Sportiva, è una Disciplina, e collabora con selezionate Federazioni di vari settori sportivi e sociali.

Apertura ad altre discipline e sport: Daoshi è Disciplina aperta soprattutto a chi ha praticato altre discipline marziali e combat e, senza mai rinnegarle, vuole ora guardare oltre il suo settore di provenienza, aprirsi ad altri tipi di studio, e arricchire il proprio campo di conoscenze.

La pratica del Daoshi è compatibile con la pratica di altri sport (es, Calcio, Volley, Basket, Nuoto) in quanto stimola le capacità di concentrazione, lucidità tattica e rapidità. E’ aperta inoltre ai praticanti di altre discipline Marziali e Combat.

Le tecniche vengono applicate sia all’allenamento amatoriale che agonistico. I praticanti delle varianti sportive di Daoshi sono in grado di combattere in tornei di varia natura, come nella Kickboxing (Light, Low-Kick, Full), K1, Muay Thai, nelle MMA, Sanda e Kumite e in varie altre forme di combattimento.

I praticanti più esperti in Daoshi Bioenergetics sono in grado di condurre sessioni private sia di personal training che di risoluzione di una grande varietà di problematiche fisiche, dovute allo stress o alla mancanza di attività fisica corretta.

Le tecniche marziali e combat vengono unite, ad un livello superiore, alle metodologie di Crescita Personale e del Potenziale Umano sviluppate dal dott. Daniele Trevisani e pubblicate da Franco Angeli editore nel volume dedicato – link e descrizione del volume:http://www.studiotrevisani.it/hpm2/

Il nostro scopo è soprattutto l’integrazione tra diversi stili e la formazione di istruttori (Mission Pedagogica Primaria). Svolgiamo attività di formazione e corsi soprattutto rivolti ai giovani, con una missione che è prima di tutto sociale.

Il lavoro sul sociale

Abbiamo ideato e sviluppato progetti di “Arti Marziali

e Sport di Combattimento contro la droga” per contrastare l’ingresso e il permanere della droga nelle comunità dove operiamo – progetti “Drug Free Community“. Di questo siamo molto orgogliosi.

Cos’è per noi la vittoria? Non avere campioni del mondo, ma far vivere a pieno i giovani. Ogni paese, frazione o micro – comunità che riusciamo con il nostro sport/disciplina a bonificare dalla droga e dall’apatia e dalla noia è per noi un successo.

Svolgiamo costantemente progetti di formazione gratuita per donne –“Urban Warrior™ , cui partecipano gratuitamente Istruttori e Maestri Daoshi, aperti anche al contributo di Maestri e Istruttori selezionati.

Siamo attivi nella difesa dei diritti dei deboli e degli emarginati, nella difesa femminile, in attività di contrasto al bullismo, anche tramite corsi gratuiti con Maestri provenienti da ogni disciplina.

Il sistema Daoshi è sviluppato dal dott. Daniele Trevisani, praticante di oltre 13 diverse discipline e ricercatore sul Potenziale Umano.

Sul lato Combat, Daniele Trevisani è stato Campione Universitario in Full Contact alla University of Florida (1991-1992), agonista Cintura nera in Taekwondo agonistico, formatore di team di Kumite (Karate), con oltre 25 anni di esperienza di insegnamento

Sul lato scientifico, è Fulbright Scholar presso la University of Florida (USA), laureato in Dams Comunicazione, Master of Arts in Communication, Master in International Marketing, e Diplomato Federazione Italiana Fitness come Preparatore Atletico.

Daoshi e Potenziale Umano: metodi e piani per la Crescita Personale

Il sistema Daoshi® si occupa – nel suo livello più profondo – di sviluppo del Potenziale Umano tramite le Arti Marziali e gli Sport di Combattimento.

Diversi corsi Daoshi sono dedicati anche a Manager e Professionisti del mondo aziendale, tramite attività di formazione in cui i partecipanti apprendono tecniche di controllo mentale, concentrazione, focalizzazione, rilassamento, attivazione mentale, ricentraggio delle priorità, sviluppo delle energie personali.

Sul piano Marziale, scopo primario è la formazione di istruttori e la crescita dei praticanti, coltivando formazione tecnica e culturale, con la possibilità di arrivare sino al loro grado di Assistente Istruttore, Istruttore e Maestro. Per questi livelli sono previsti affiancamenti di codocenza, ed un programma di certificazione della durata di 1 intero anno più stage intensivo ed esame finale, per chi proviene da altre discipline, o la partenza dal livello di principiante per chi inizia senza esperienza marziale, con – in questo caso – un programma minimo triennale.

Il programma Daoshi®  è fondato soprattutto sul potere delle Arti Marziali di favorire la formazione umana del partecipante, dove la ricerca spirituale accompagna una costante ricerca del miglioramento personale sul piano umano e dei valori.

Le basi didattiche del sistema Daoshi®  sono ancorate in valori solidi di rispetto, lealtà ed onestà, secondo i principi ispiratori del Budo, dagli albori delle arti marziali sino ad attuali metodi di combattimento totale quali MMA e Valetudo.

Formazione speciale agonisti di altre discipline e altri sport (calcio, basket, volley, e altre)il Daoshi viene utilizzato come tecnica di allenamento per aumentare le capacità di focalizzazione, concentrazione, attenzione, forza veloce e forza resistente di praticanti di altre discipline marziali, nonché nel Calcio, Basket, Volley, Nuoto, e ogni altro sport con forti componenti agonistiche

Cinture e gradi

Cinture e gradi nel Daoshi indicano le capacità didattiche ancora prima delle capacità tecniche o atletiche. Si può essere geni della matematica ma pessimi insegnanti di matematica, così come esistono atleti eccezionali incapaci di insegnare. Noi valorizziamo soprattutto le capacità didattiche.

 

Il Daoshi premia soprattutto le capacità didattiche e lo sforzo didattico, l’impegno verso la causa comune e la capacità di fare aggregazione o dare un contributo alla causa. Questo non toglie che ovviamente cinture elevate siano in genere anche più capaci tecnicamente, ma se non lo fossero per lo spessore umano, non meriterebbero la Cintura Daoshi.

Le cinture sono attualmente divise in:

  1. Blank: neo-praticanti, o ospiti esterni (esclusi accordi specifici che permettono di mantenere la propria divisa e Cintura), allenamento con Judogi, Karategi o Shorts Thai, a seconda del tipo di allenamento svolto nella sessione
  2. Cintura bianco-gialla, atleti intermedi: con esame su tecniche prevalenti di striking e tecniche base di lotta
  3. Cintura giallo-rossa: atleti praticanti avanzati con eccellenti capacità di striking e di lotta, ed esperienza agonistica. Dal livello seguente, oltre alla Cintura sono previsti Dan di graduazione per ogni categoria:
  4. Cintura blu: l’equivalente della nera nel Karate, Judo o discipline similari. Richiede esperienza didattica sul campo, almeno annuale in affiancamento ad un istruttore avanzato, ed esperienza agonistica. Forti capacità di striking e buone basi di lotta, voglia di insegnare, spessore umano, affidabilità personale e senso di responsabilità dell’insegnare
  5. Cintura rossa: formatore di agonisti. Richiede forti competenze di striking, lotta al suolo, takedown, autodifesa, difesa da attacchi plurimi, esperienza didattica pluriennale ed agonistica, capacità di preparazione di circuiti allenanti
  6. Cintura viola: direttore di istruttori, con capacità di coordinamento e organizzazione di lavoro allenante su più sedi, di preparazione di target differenziati, di leadership nella gestione di istruttori e assistenti istruttori, conoscenze di Training Mentale e Healing
  7. Cintura nera: Maestro, conoscenze striking provenienti da più discipline, takedown e lotta al suolo, armi Daoshi, armi da strada o armi occasionali. Forti competenze di leadership, capacità come Formatore, spessore umano, affidabilità totale, spirito di squadra, volontà di diventare un riferimento nella crescita dei ragazzi e degli istruttori vista come missione primaria e valore assoluto da perseguire, conoscenza del metodo HPM sul Potenziale Umano, conoscenze approfondite di Training Mentale e Healing, Bioenergetica Daoshi e altre capacità che non possono essere qui divulgate.
  8. Grand Master, Cintura nera dal 6° Dan: Oltre a tutto quanto esposto sopra, prevede la facoltà di erogare cinture e graduazioni, con enorme senso di responsabilità. Questo prevede forti doti di autonomia decisionale e capacità di organizzazione di eventi, allenamenti agonisti, allenamenti di avviamento, sviluppo nuovi corsi, preparazione gare. Prevede inoltre capacità di preparazione e gestione team di operatori di sicurezza, gestione della sicurezza in locali pubblici e eventi pubblici, capacità di leadership di team ad alte prestazioni, e svariate altre capacità, prima delle quali la totale affidabilità e devozione verso la causa dell’insegnamento, vista come missione morale e una professione vera e propria. Al momento, l’unico Grand Maste autorizzato è il M° Alfonso de Vito, 6° Dan
  9. Sensei: dall’8° Dan, oltre a quanto esposto sino al grado di Grand Master, qualifica l’impegno orientato alla ricerca scientifica sui processi del Potenziale Umano e la sua applicazione veso praticanti, agonisti, istruttori e Maestri. Il valore è soprattutto come riferimento morale. Richiede la maturazione di tecniche olistiche di sviluppo del Potenziale Umano, interdisciplinari, sia sul campo fisico che psicologico. Qualifica inoltre l’attività di ricerca costante verso lo sviluppo di nuovi programmi formativi e concept didattici, la rivisitazione e riqualificazione tecnica tramite stage e seminari speciali, lo sviluppo di tecniche applicabili in contesti anche diversi da quello marziale (es: Coaching e Counseling di Forze Speciali, Coaching e Pesonal Training di agonisti e praticanti di discipline non marziali e non combat, coaching e programmi di crescita personale individuali). Prevede inoltre capacità di ricerca scientifica e pratica sia agonistica che di insegnamento. Ha il ruolo di Sensei il dott. Daniele Trevisani, impegnato nello sviluppo e applicazione marziale e combat del metodo HPM (il metodo scientifico sul quale si basano le metodologie allenanti del Potenziale Umano).

Ruoli diversi

  • Ronin: Agonista esterno, ospite, che può mantenere tutte le caratteristiche della Scuola di provenienza (gradi, cinture, divise). Può optare per allenamenti occasionali o  praticare congiuntamente anche Daoshi ampliando il proprio repertorio ed ottenere in seguito una doppia certificazione (dalla scuola di provenienza e dalla scuola Daoshi)
  • Research Committee, Certified Research Partner: attestazione onorifica per Maestri di altre discipline, centrata sullo spessore umano, che attesta contributi culturali al Comitato di Ricerca Daoshi sulle Arti Marziali e Combat (Daoshi Martial Arts Research Committee), mantenendo la propria attività prevalente nella disciplina di base. I membri si distinguono per avere operato concretamente nello spirito di ricerca multidisciplinare del Daoshi, cercando di dare contributi culturali alla crescita di praticanti e istruttori (es, partecipazione a stage multidisciplinari), al di la di qualsiasi scuola o disciplina di provenienza e oltre qualsiasi barriera culturale, e massima apertura mentale. Ne fanno parte il M° Maurizio Medici (per la sua enorme esperienza pratica e didattica nel Wushu), e il dott. Lorenzo Manfredini, psicologo allenatore della Nazionale Italiana di Apnea e formatore di Campioni del Mondo in sport estremi.
  • Ethical Committee: Comitato Etico, valuta azioni e comportamenti di chi opera nell’insegnamento e nei praticanti. Valuta l’intangibile. Pochi sguardi in grado di investigare l’animo delle persone. Ne è Direttore il Comandante Antonio Greci, cultore di discipline del Potenziale Umano, psicologia e crescita personale, formatore in leadership e tecniche di comando e controllo, esperto in leadership, Comandante di Navi di Marina Mercantile Internazionalii.

Ogni allievo, nel sistema Daoshi, viene osservato nelle sue doti di potenziale istruttore, imparando gradualmente a divulgare il metodo, affiancare i nuovi arrivati, e trasmettere cultura e conoscenza, soprattutto sul piano morale ancora prima che fisico.

Nel Daoshi viene svolta una continua opera di formazione-formatori, stage per istruttori e agonisti.

Il successo del Daoshi si misura

  1. nel numero di ragazzi sottratti alla strada, alla noia, all’apatia, e indirizzati verso una via di crescita personale nello sport e arti marziali
  2. dal numero di istruttori e Maestri che esso riesce a creare, e dal fatto che essi diventino veri Formatori del Potenziale Umano e non semplici insegnanti di tecniche.

Preparazione psicologica prima di una gara di Kickboxing e sport da ring, Kumite o Arti Marziali

La preparazione psicologica prima di una gara di Kickboxing o Sport da Ring, Arti Marziali e Forme

Di Daniele Trevisani – Fulbright Scholar, Formatore, Sensei 8° Dan Sistema Daoshi, www.studiotrevisani.it

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© Articolo elaborato dall’autore, con modifiche, dal volume “Il Potenziale Umano” di Daniele Trevisani, Franco Angeli editore, Milano. Approfondimenti del volume originario sono disponibili anche al link www.studiotrevisani.it/hpm2

Chi è interessato a riprodurre o citare l’articolo deve chiederne autorizzazione scritta all’autore, via email. L’indirizzo di email è visibiile sul sito www.studiotrevisani.it – Non sono ammesse modifiche al testo.

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Che si tratti di arti marziali o sport da ring, prima di una gara si genera “attivazione” psicologica.

L’attivazione può prendere due strade:

  • Attivazione positiva: vivere l’evento nei suoi lati più belli, sentendone soprattutto i lati positivi
  • Attivazione negativa: l’evento si carica di ansia, tensione, distrugge le energie mentali, rende la persona incapace di esprimere liberamente se stessa e tutta la sua preparazione.

Per tantissimi motivi, i praticanti nelle società occidentali vivono soprattutto nel secondo stato. Nessuno insegna veramente loro cosa fare, al di là del dare consigli derivanti dal buon senso.

Vi sono invece tecniche applicabili:

Esercizio di visualizzazione (visual imagery)

La tecnica consiste nella visualizzazione positiva: ogni giorno, per 30 minuti, occorre creare uno “spazio mentale vuoto” nel quale ricercare la condizione migliore. Se ci alleniamo ogni giorno per il corpo, lo stesso dobbiamo fare per la mente.

Occorre distendersi su un divano, o su un letto con doppio cuscino (non spiegherò in dettaglio tutti i motivi di questi accorgimenti, che hanno motivi tecnico-fisiologici che non ho qui il tempo di approfondire).

Occorre inoltre coprirsi e non avere luci forti sugli occhi. L’esercizio di visualizzazione va svolto ad occhi chiusi. Occorre inoltre una musica di sottofondo rilassante (es, musiche Reiki, o altre musiche sinfoniche, orientali, o classiche, niente di “agitato”).

  1. Nella prima fase occorre concentrarsi solo sul respiro, respirare lentamente e profondamente, senza troppo sforzo.
  2. Nella seconda fase (derivante dal Training Autogeno) si avvia la pratica delle ripetizioni mentali: occorre ripetere mentalmente e molto lentamente la frase “il mio corpo è pesante (5 volte), e io sono calmo, tranquillo, sereno. Il mio corpo è pesante, e io sto bene”. Vi sono numerose varianti a queste frasi, ma l’essenziale è che siano frasi positive, sul “sentirsi bene” nel presente e non nel futuro (evitare di dire, ad esempio, “ed io starò bene”, ma dire “e io sto bene).
  3. Fase di visualizzazione positiva: vedersi mentalmente mentre ci si prepara negli spogliatoi, mentre si viaggia verso la destinazione, mentre ci si riscalda, mentre si combatte, e vedersi in tutte queste fasi esattamente come dovremmo essere: felici, rilassati, appagati di quello che stiamo facendo senza nessuna ossessione per il risultato, ma solo sentire il piacere di quello che stiamo vivendo. Nel combattimento, vedere i colpi fluire, vedersi padroni del proprio corpo e della situazione, vedersi al meglio di come possiamo essere. Nelle forme, vedersi muovere esattamente come vorremmo, vedere il proprio corpo che fluisce nel movimento, alternando velocità e rallentamento, pienamente padroni.
  4. Fase di visualizzazione negativa: vedersi mentalmente mentre ci si prepara negli spogliatoi in modo agitato e teso, con movimenti bruschi, osservarsi mentre si viaggia verso la destinazione, mentre ci si riscalda tesi e nervosi, mentre si combatte incapaci di fare quello che sappiamo fare, e vedersi in tutte queste fasi esattamente come non vorremmo essere: tesi, ossessionati per il risultato, nervosi. Nel combattimento, vedere i colpi che non partono, vedersi incapaci diparare e schivare, vedersi poco padroni del proprio corpo e della situazione, vedersi al meglio di come possiamo essere. Nelle forme, vedersi sgraziati, vedersi scivolare o sbagliare.
  5. Ritorno alla visualizzazione positiva: ripetere la fase di visualizzazione positiva
  6. Fase di meditazione: fermare qualsiasi intenzione di visualizzare o pensare qualcosa in particolare, lasciare che la mente vaghi, lasciare che i pensieri vadano e vengano, qualsiasi pensiero sia, lasciarlo venire, accettarlo, e lasciare che se ne vada e un altro lo sostituisca, sino ad arrivare ad un sentimento di rilassamento (in genere, arriva dopo alcune sessioni).
  7. Fase di ripresa: muovere lentamente mani e piedi, stirarsi ad occhi chiusi, rialzarsi lentamente, stirarsi ancora, riprendere a muoversi lentamente.

Questa sequenza è la prima che faccio svolgere nei miei corsi di training mentale e coaching. Ve ne sono molte altre che non possono essere descritte perche prevedono azioni fisiche che pratico sulla persona – compressioni, trazioni, e altre tecniche derivanti dalla psicologia organismica, che non possono essere facilmente descritte ma vanno provate su di sé per essere capite.

Al di la della tecnica che useremo, dobbiamo capire però la radice del problema: la generazione dell’ansia e la sua gestione.

L’ansia, uno dei mali più drammatici della società contemporanea, è stret­tamente correlata allo stress.

L’ansia è – nella nostra visione – il prodotto di un incremento di attivazione mentale (arousal) mixato ad emozioni negative (paura, angoscia, timore, apprensione). La sola attivazione mentale, di per se positiva, acquisisce nell’ansia sfumature negative e innesca un dialogo interiore tutto centrato sugli eventi negativi, producendo un “sequestro emotivo” della persona.

L’ansia può essere uno stato permanente o prodursi in relazione ad alcuni eventi scatenanti o trigger (eventi che l’individuo vede come problematici, es, parlare in pubblico, stare in situazioni pubbliche, o prendere un aereo, una galleria, o in ambiti sociali e nella vita di relazione).

Alcuni autori erroneamente espongono il concetto di “ansia positiva”, intesa come fonte di energie. In realtà è corretto trattare come fenomeno ipoteticamente positivo unicamente l’arousal (aumento dell’attivazione mentale), mentre l’ansia – espressa come un correlato tra attivazione ed emozioni negative – porta con sé numerosi rischi dal punto di vista psicoenergetico.

Si distingue nella letteratura tra:

  • ansia di stato (collegata ed eventi specifici, es., prendere l’ascensore), e
  • ansia di tratto (componente ansiosa più permanente, insita nella personalità dell’individuo, con componenti che possono essere sia di derivazione genetica che apprese durante la vita).

Il training psicoenergetico adeguato consiste in diverse linee di attacco:

Ü eliminare l’arousal connesso agli eventi scatenanti o trigger, tramite tecniche di rilassamento, refraiming cognitivo o ristrutturazione cognitiva; eliminare l’ansia situazionale nei contesti precisi in cui si presenta (es., prima di una lezione, prima di un discorso pubblico);

Ü associare gli eventi scatenanti o trigger ad emozioni positive, con una ristrutturazione cognitiva profonda, es. trasformare l’ansia da lezione in gioia per l’essere protagonista di una relazione d’aiuto, gioia del dare e dell’aiutare il prossimo a capire o a crescere; questo richiede smontare la componente competitiva insita nella prestazione didattica (io contro loro) e sostituirla con la componente della relazione di aiuto (io per loro);

Ü affrontare la componente ansiosa della personalità e quella appresa (ansia di tratto). Questo può richiedere di andare alla ricerca del disagio trans-generazionale (assorbimento di ansia dai genitori e altri referenti importanti nel passato della persona) e degli schemi mentali appresi che la producono e mantengono in vita. Quando sono stati appresi? Da chi? Come rimangono attivi? Quali relazioni personali e culturali la mantengono elevata? Quali abitudini dobbiamo sradicare? Quali inserire? Un lavoro profondo richiede anche la ricerca dei messaggi genitoriali o sociali assimilati che la alimentano (es.: devi riuscire a qualsiasi costo), delle credenze disfunzionali che vivono nella mente dell’individuo, e come virus mentali la danneggiano, dei prototipi cognitivi personali (relazioni tra valori, credenze, atteggiamenti) che la nutrono (es.: devi sempre essere perfetto altrimenti non vali).

Principio 4 – Ansia ed energie mentali

Le energie mentali diminuiscono o si esauriscono quando:

  • si innesca nell’individuo attivazione (arousal) associata ad emozioni negative, rispetto a compiti, situazioni, aspetti della vita o dell’esperienza;
  • l’individuo possiede una componente elevata di ansia di tratto (ansia caratteriale) assimilata durante la crescita o alimentata da prototipi di pensiero e credenze disfunzionali,  da modelli di pensiero assorbiti dai genitori o dalla società non localizzati e schermati;
  • l’individuo subisce ansia situazionale, e non pratica attività di riduzione localizzata tramite tecniche di rilassamento o altre forme di training;
  • l’individuo non affronta il fenomeno della propria ansia di derivazione trans-generazionale (trasmissione del disagio psichico) in modo sistematico;
  • l’individuo non ricerca ed affronta i propri prototipi cognitivi disfunzionali (sistemi di pensiero) produttori di ansia e gli stili di vita che la alimentano.

Le energie mentali aumentano quando:

  • l’attivazione (arousal) per azioni o eventi viene ripulita dalle componenti emotive negative;
  • l’individuo riesce a localizzare e ridurre l’ansia di stato (ansia legata a task specifici e situazioni specifiche);
  • vengono svolti con successo interventi di riduzione dell’ansia di tratto (elemento ansioso della personalità, ansia caratteriale);
  • vengono localizzati e riconfigurati i prototipi di pensiero che alimentano l’ansia e il disagio psichico, anche di fonte traumatica, transgenerazionale o culturale;
  • vengono praticate attività costanti e programmatiche di riduzione dell’ansia, con un programma specifico seguito professionalmente, volto anche alla rivisitazione dello stile di vita.

Dott. Daniele Trevisani

Note sull’autore:

dott. Daniele Trevisani (www.danieletrevisani.com), Fulbright Scholar, consulente in formazione aziendale e coaching (www.studiotrevisani.it) insignito dal Governo USA del premio Fulbright per gli studi sulla Comunicazione nel 1990, è Master of Arts in Mass Communication alla University of Florida e tra i principali esperti mondiali in Sviluppo del Potenziale Umano.

In campo marziale e sportivo, è preparatore certificato Federazione Italiana Fitness, praticante di oltre 10 diverse discipline, Maestro di Kickboxing, Sensei 8° Dan Sistema DaoShi® Bushido www.daoshi.it formatore di atleti e istruttori di Muay Thai, MMA, Kickboxing, Karate  (Kumite), Taekwondo, Full Contact, Sanda, K1, Autodifesa. E’ stato agonista negli USA nei trofei di Karate Open Interstile e campione universitario USA alla University of Florida.

Formatore e ricercatore in Psicologia e Potenziale Umano, è consulente NATO e dell’Esercito Italiano. Laureato in Dams-Comunicazione, è inoltre specializzato in Psicometria all’Università di Padova.

Ha realizzato docenze in oltre 10 Università Italiane ed estere, ed è il tra i principali formatori italiani nella formazione risorse umane, formazione formatori, coaching, formazione di manager, di istruttori e trainer.

La Guerra dei Memi

La vera battaglia abbia inizio: la guerra dei Memi

Il valore educativo delle Arti Marziali consiste nella sua possibilità di avviare una “trasmissione memetica”, termine inusuale ma che per noi artisti marziali e fighter può essere davvero utile. Di cosa si tratta?

I “memi” sono le tracce mentali che ciascun essere umano ha nella propria coscienza.

E’ indubbio che noi, oggi, abbiamo alcune tracce mentali che abbiamo ereditato da ogni maestro che ci ha preceduto, e da qualsiasi insegnamento abbiamo tratto. Abbiamo assorbito “memi” buoni e “memi” cattivi lungo il nostro percorso, fango e oro si sono mescolati in un’amalgama unica in ogni essere umano.

Abbiamo assistito tutti ad esempi che non vorremmo si riproducessero, ad atteggiamenti sbagliati, ma anche a momenti formativi di valore assoluto, che trascendono qualsiasi gesto tecnico e vanno nel profondo della formazione del Potenziale Umano di ogni praticante.

Il nostro compito primario, la nostra vera responsabilità sociale, è di accettare in pieno questo onere e questo onore, il fatto di essere “trasmissori di memi” alle future generazioni.

Con questo in mente, ciascuno di noi può contribuire alla creazione di un mondo migliore, partendo da ogni piccolo “meme” sbagliato che riusciremo a sradicare anche in in una sola persona, e piano piano – in un gruppo, e ai “memi” buoni che riusciremo ad inserire, ciascuno di noi, giorno dopo giorno, generazione dopo generazione, in una trasmissione che rende il nostro lavoro immortale.

Penso ad esempio al “meme egoista” che si agita nelle arti marziali e da ring, e dice, più o meno, “vali tanto più quanto sei forte fisicamente e quanto più sei aggressivo con gli altri e picchi forte”, per sostituirlo con un meme ben più umile, che dice “vali come persona e per quello che saprai apprendere lungo il tuo percorso e nella tua ricerca, una ricerca che non ha fine, e il tuo valore si misura in quanto sei riuscito ad essere un esempio positivo per gli altri”.

Questa “battaglia memetica” è una guerra difficile, ma come artisti marziali e Maestri, non ci tireremo indietro. Non possiamo farlo. Non vogliamo farlo.

Si dimostra il proprio coraggio soprattutto quando si affrontano giganti, e questa guerra memetica tra memi e tracce mentali sarà davvero una battaglia epica.

articolo di: Dott. Daniele Trevisani, esperto in Potenziale Umano www.studiotrevisani.com

Trasformarsi in un’arma

Trasformarsi in un’arma

Di Daniele Trevisani www.studiotrevisani.it – Fulbright Scholar, esperto in Potenziale Umano, Psicologia e Formazione. Sensei 8° Dan Sistema Daoshi, Gruppo Facebook Praticanti di Arti Marziali e Sport di Combattimento in Italia

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© Articolo elaborato dall’autore, con modifiche, dal volume “Il Potenziale Umano” di Daniele Trevisani, Franco Angeli editore, Milano. Approfondimenti del volume originario sono disponibili anche al link www.studiotrevisani.it/hpm2

Questo articolo può essere copiato e riprodotto su siti web autorizzati, previa richiesta all’autore, purché sia mantenuta la citazione come segue: Articolo a cura di Daniele Trevisani, www.studiotrevisani.it – Non sono ammesse modifiche al testo.

Tecniche delle energie mentali e della motivazione: potenziare la mente nelle arti marziali e sport di combattimento, e il senso del “trasformarsi in un’arma”

La mente è il nostro organo più debole e forte allo stesso tempo. Può essere il migliore alleato di chi vuole vivere a pieno il suo viaggio nelle arti marziali e negli sport di combattimento. Ma occorre un metodo anche per coltivare le abilità mentali, e la coscienza profonda di cosa significa trasformarsi in un’arma

Esistono “tecniche” molto precise per il potenziamento delle facoltà mentali.

Queste tecniche – derise dagli ignoranti – vengono utilizzate da millenni nelle arti marziali e in diverse religioni, ma paradossalmente, proprio dalle arti marziali moderne sono via via sempre più dimenticate, per non parlare degli sport da ring dove vengono considerate superflue, salvo poi scoprire che un atleta ben preparato perde quasi sempre per motivi soprattutto psicologici e tattici, e non di forza muscolare.

Queste tecniche sono invece praticate al massimo livello dalla stragrande maggioranza dei vincitori olimpici in ogni disciplina. Ci sarà un motivo o no?

Caricare la mente

L’area più importante di analisi della psicoenergetica è la carica psicoenergetica. Sentirsi psicologicamente carichi è fondamentale.

L’aggettivo “psicoenergetico” si riferisce a ciò che nasce puramente da processi mentali o emozionali, e non da processi unicamente fisiologici.

Si tratta quindi di isolare l’energia autoctona dello spirito vitale, cercando di distinguerla da quella delle energie fisiche e biologiche. Un lavoro pionieristico e complesso su cui le conoscenze sono in fase davvero embrionale, lavoro difficile, ma per questo affascinante.

La carica psicoenergetica si riferisce alle energie psichiche che il soggetto riesce a produrre, separatamente dallo stato biologico e fisiologico.

Le energie mentali possono certamente essere condizionate dallo stato bioenergetico – ciascuno di noi può subire il condizionamento negativo che deriva dalla stanchezza, da un dolore fisico, dalla fame o sete, da uno squilibrio corporeo. Tuttavia, quando il corpo si trova in condizione di omeostasi, di relativa quiete, la componente mentale non è ferma. Essa può comunque trovarsi a fluttuare tra stati di carica energetica (positiva) o di mancanza di energia.

Il compito della psicoenergetica è di isolare i fattori che determinano queste fluttuazioni nella carica mentale, al di là del piano fisico. È necessario capire a quali fattori esistenziali si associano ai diversi livelli umorali, analizzare come ci si sente interiormente e come questo incide sulle nostre energie mentali.

Dobbiamo quindi analizzare prima di tutto i fattori di natura il più possibile isolata dalla condizione organismica fisica, quali l’autostima (ci sentiamo meglio o peggio ne vederci come artisti marziali o fighter?), l’autorealizzazione (ho un ideale di me stesso a cui puntare?), il desiderio di riscatto personale e di riscatto sociale (nelle arti marziali e sport di combattimento trovo la possibilità di esprimere ciò che in altri campi della vita non mi è possibile fare o non sono riuscito a fare?).

Quando – durante un anno di allenamento, o una giornata – ci si sente realizzati, motivati, sicuri di sé o piuttosto afflitti e avviliti? Quanto spesso demotivati, frustrati, o invece grintosi e forti? Questo incide certamente sulle energie totali dell’individuo e su questo punto si gioca larga parte dello sviluppo del potenziale umano.

Fissare come vorremmo essere: il sé aspirazionale come motore del nostro potenziamento

Un esercizio fondamentale di visualizzazione, che pratico con alcuni praticanti selezionati, è un esercizio di visualizzazione mentale. Iniziare a “vedere” mentalmente se stessi “come se fossimo e ci muovessimo nel modo che rappresenta davvero il mio ideale…”. Una variante, è visualizzare lo stato di forma fisica, una “fotografia mentale” di come vorremmo essere fisicamente, che funge da ancoraggio mentale per i nostri sforzi e il nostro impegno. Una variante ulteriore, è “vedersi in movimento” mentre si svolge una forma o un combattimento, sia nel modo peggiore possibile, che nel modo migliore possibile, poi discutere in gruppo che cosa esattamente c’è di diverso tra la variante “negativa” e goffa, e quella “positiva” o ideale.

Molto spesso in questi esercizi viene veramente fuori qualcosa di fondamentale: i punti specifici sui quali dover lavorare per migliorarsi.

Sul piano fisico, se riusciamo a fissare con forza, con estrema forza, un’immagine mentale fisica (il sé aspirazionale fisico), che rappresenta un nostro ideale, e fissarlo con decisione come un punto di arrivo, questo diventerà un “motore psicologico” fortissimo.

Sul piano mentale, se riusciamo a fissare con forza, con estrema forza, un’immagine mentale di come vorremmo sentirci, in allenamento o in gara (il sé aspirazionale psicologico), e fissarlo con decisione come un punto di arrivo, questo diventerà un “motore psicologico” fortissimo per allenarsi e “tendere” verso quello stato. Naturalmente questo deve essere uno stato positivo, qualcosa che ci faccia sentire bene.

A quel punto il dubbio se andare o non andare in palestra o nel Dojo la sera, o quando siamo stanchi, troverà un nemico potentissimo, l’immagine mentale “aspirazionale” che abbiamo di noi stessi e a cui vogliamo tendere. Questo fatto, oltretutto, è nemico mortale di un pericolo altrettanto mortale: la perdita di senso e di motivazione. Quando abbiamo fissato cosa vogliamo diventare, e verso cosa tendere, questa immagine mentale riempie di senso ogni nostra giornata, o ogni nostra attesa del prossimo allentamento, che diventa un “traghetto” verso quello stato ideale.

Sul “Trasformarsi in armi”

Esiste poi un altro punto fondamentale: noi non giochiamo a calcetto o a bocce. Impariamo arti che – senza tanti giri di parole – sono nate storicamente o per uccidere, o per difendersi, o per difendere altri.

Facciamo di queste arti un percorso di crescita personale, cerchiamo la componente mistica, trascendentale, e filosofica di questo percorso, e senza questa saremmo solo degli animali, ma non dobbiamo mai dimenticare l’origine vera del mondo marziale: combattere, diventare armi.

Su questo, vorrei esprimere il pensiero di un Samurai Naganuma Muneyoshi (1635-1690), che ha espresso molto meglio di quanto riuscirò mai a fare io, la sua opinione su questo fatto, del “trasformarsi in armi”.

Le armi sono strumenti di sventura.

La guerra è una faccenda pericolosa.

Se viene usata per risolvere i problemi del mondo ed eliminare la sofferenza della popolazione, è una guerra giusta.

Attaccare città che non si sono macchiate di alcuna colpa e uccidere persone innocenti è una guerra di rapina.

I predoni non vedono l’ora di mobilitarsi, mentre gli uomini nobili lo fanno solo quando è inevitabile.

Credo che sia chiara la coscienza che nessuno deve mai fare del male gratuitamente, il bullismo di chi si sente forte perché artista marziale o fighter è da ignoranti e va punito e perseguito come una piaga sociale, ma per i puri di cuore le armi sono strumenti di bene, non vanno usate se non come risorsa ultima, e solo per cause davvero nobili.

Credo che il senso del tutto sia sapere quanto e quando sia positivo diventare un arma che – pur nella nostra limitatezza di singole persone – può dare un contributo a risolvere i problemi del mondo e lottare contro la sofferenza, e mai si scaglierà contro bersagli sbagliati o innocenti.

Un arma che si tiene affilata, lubrificata, preparata, pur sapendo e sperando di non essere mai usata, ma che se occorresse, e – come sostiene Muneyoshi – solo quando è inevitabile, saprà fare ciò per cui si allena, e non si girerà dall’altra parte.

Dott. Daniele Trevisani

Note sull’autore:

dott. Daniele Trevisani, Fulbright Scholar, consulente in formazione aziendale e coaching in www.studiotrevisani.it – insignito dal Governo USA del premio Fulbright per gli studi sulla Comunicazione e Psicologia, è Master of Arts in Mass Communication alla University of Florida e tra i principali esperti mondiali in Sviluppo del Potenziale Umano.

In campo marziale e sportivo, è preparatore certificato Federazione Italiana Fitness, praticante di oltre 10 diverse discipline, Maestro di Kickboxing, Sensei (8° Dan DaoShi® Bushido), formatore di atleti e istruttori di Muay Thai, Kickboxing e MMA. E’ stato agonista negli USA nei trofei di Karate Open Interstile.

Ha realizzato docenze in oltre 10 Università Italiane ed estere, ed è il tra i principali esperti italiani nella ricerca sul potenziale umano e formazione.

Le abilità emotive nelle Arti Marziali e Sport di Combattimento. Capacità sottili, impatti forti


Di Daniele Trevisani www.studiotrevisani.it – Fulbright Scholar, esperto in Potenziale Umano, Psicologia e Formazione per le Arti Marziali e di Combattimento. Sensei 8° Dan Sistema Daoshi, Gruppo Facebook Praticanti di Arti Marziali e Sport di Combattimento in Italia

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© Articolo elaborato dall’autore, con modifiche, dal volume “Il Potenziale Umano” di Daniele Trevisani, Franco Angeli editore, Milano. Approfondimenti del volume originario sono disponibili anche al link www.studiotrevisani.it/hpm2

Questo articolo può essere copiato e riprodotto in qualsiasi sito web, purché sia mantenuta la citazione dell’autore come segue: Articolo a cura di Daniele Trevisani, www.studiotrevisani.it – Non sono ammesse modifiche al testo.

Energie mentali e umore, le nuove competenze (mood awareness, mood labeling, mood monitoring, cognitive labeling)

Bisognerebbe tentare di essere felici, non fosse altro per dare l’esempio.

(Jacques Prévert)

La più forte capacità di un artista marziale serio o fighter di alto livello è quella di riconoscere gli stati emotivi che si vivono, secondo dopo secondo, minuto dopo minuto, allenamento dopo allenamento, farli propri, e imparare a vivere una dimensione che è sconosciuta ai più: il momento in cui incontri e impari il tuo limite, in un combattimento, in una forma, o nel come funziona la tua mente.

E quando lo incontri, sai che da li inizia un nuovo viaggio che, volendolo davvero, non avrà fine.

L’emozione è uno stato fisiologico che sperimentiamo continuamente. In ogni allenamento, in ogni forma, in ogni combattimento o sparring, il mondo marziale è una vera miniera di “varietà emotive” che poche altre discipline sanno offrire, rispetto all’enormità di tipologiche che si possono incontrare.

Possiamo passare dalla sensazione di sentirci soffocare da uno strangolamento, al bisogno di trattenere una tecnica che vorremmo affondare, sino alla rabbia per aver perso uno sparring che volevamo assolutamente vincere, alla sorpresa per aver fatto qualcosa che non ci era mai riuscito, sino allo stupore e sbalordimento nel vedere una tecnica stupenda portata come vorremmo farla noi… o la sensazione di provare una forma in solitudine, e una enormità di altre sensazioni emotive.

Chi gareggia poi, ha occasioni costanti di confrontarsi con tutte le possibili forme di gioia, di ansia da prestazione, e con il panico, con la rabbia, con quanto di più nascosto abbiamo dentro, e che – per fortuna – i nostri sport e discipline sanno far emergere a nostro vantaggio, “scoperchiando il pentolone” di chi siamo come poche altre cosa sanno fare nella vita. Più ci conosciamo, più sappiamo come funzioniamo, più siamo forti e coscienti.

L’umore è uno degli elementi più esplicitamente correlati alle energie mentali, e dalle forti capacità “contagiose”, in bene e in male.

Un umore è una condizione emotiva di maggiore durata rispetto all’emozione istantanea, e meno collegata ad un singolo evento scatenante.

I tipi di personalità sono invece tratti più duraturi che predispongono a tipi di umore specifici. Lottare contro l’eredità umorale appresa è una sfida nobile.

Secondo Thayer, l’umore è un prodotto di due dimensioni, l’energia e la tensione[1]. Gli umori positivi avvengono in zone di energie elevate e stato di calma, mentre ci sentiamo peggio quando siamo in condizione di basse energie fisiche accompagnate a tensione emotiva.

Quanti di noi si sono sentiti meglio dopo un allenamento? E quando accade che ci si senta peggio, perché accade? Dobbiamo investigare attentamente questo, perché nella risposta a queste domande si trovano grandi scoperte.

Bassi livelli di energie mentali sono in genere accompagnati da condizioni umorali negative, tristezza, depressione, mentre alti livelli sono accompagnati da stati positivi, dal rilassamento sino alla gioia e all’euforia. Un Maestro che sappia condurre un allievo verso la gioia di allenarsi è un Maestro nobile.

Ciò che ci interessa maggiormente in termini di coaching analitico è il concetto di mood awareness[2], la consapevolezza dello stato umorale, una capacità specifica ed allenabile, composta da mood labeling (saper etichettare lo stato emotivo in corso) e mood monitoring (saper monitorare l’andamento del proprio umore, coscientemente, tener traccia delle variazioni).

Il labeling, in particolare, rappresenta il ponte essenziale tra il sentimento interno e la possibilità di comunicarlo.

Comunicare ad altri come ci si sente è importantissimo, ed è tema di cui si occupano molte ricerche, che giungono a inquadrare il concetto di empatia interna[3], o la capacità di capirsi. Questa dipende anche dalla capacità di trovare etichette (verbali) per gli stati cognitivi e per i sentimenti vissuti.

Conoscere i propri stati e non negarli è essenziale, ma poi serve la capacità di descriverli e – soprattutto –  l’occasione fisica, vera, di parlarne a qualcuno che ci ascolti.

Quanti sono i Maestri o formatori che sanno ascoltare gli allievi, anche solo con uno sguardo? Quanti sono quelli che invece se ne fregano, sostanzialmente?

Trovare oggi chi sia in grado da farci da contenitore emotivo è qualcosa di estremamente raro, ma non è su questo che mi voglio soffermare ora. Il fattore tecnico è che anche quando questa occasione di ascolto accade, non siamo sufficientemente capaci di esprimere i nostri veri sentimenti con precisione. Di questo ogni coach, leader o psicologo dovrebbe tenere conto.

Più in generale, la capacità di riuscire a dare nome e descrizione ai processi mentali in corso (cognitive labeling skills) permette di crescere psicologicamente.

Far crescere psicologicamente un allievo è l’obiettivo primario di ogni Maestro serio.

Infatti, non è per nulla scontato incidere su come un allievo vive l’arte marziale, sapere come ci si sente, riuscire a riflettervi sopra analiticamente, o riuscire a comunicarlo, prima che gli umori di una delusione diventino distruttivi. Molti subiscono lo stato umorale passivamente, o non riescono a condividerlo, o essere ascoltati, e in questo modo non arrivano a scardinare i meccanismi che lo generano, o replicare stati positivi.

Le energie mentali producono specifici stati umorali. Nella fig. 2 vediamo diverse tipologie.

La domanda primaria rispetto allo schema evidenziato è “come ti senti?”, nel fare una forma, nel combattere, nell’allenarti… L’attività di scavo deve riguardare invece il “perché ti senti così?”

All’interno delle risposte devono essere notati e scoperti i meccanismi di ragionamento che depotenziano e corrodono l’umore, le azioni e stili di vita che avvizziscono la persona, gli stili cognitivi disfunzionali, le aree su cui lavorare, e tutte le azioni invece positive da consolidare e rinforzare.

La psicoenergetica nel metodo HPM si occupa dei fattori psicologici che producono tali stati soggettivi o livelli di umore.

Figura 1 – Ruota degli stati umorali[4]

Purtroppo, quando combattevo, nessuno mi ha mai insegnato a conoscere le mie emozioni e gestirle. Le mie competenze emotive erano a zero, come sono a zero le competenze di tantissimi ragazzi di oggi, incapaci di metabolizzare le sfide. Le delusioni e la rabbia, le gioie e le vittorie, mi hanno insegnato molto, ma ho pagato un prezzo alto. In ogni caso, non ho mai mollato.

Ora, per quanto mi è possibile, cerco di aiutare gli altri ad accellerare i propri processi di crescita. Questo non significa evitare agli allievi momenti di eventuale fatica, ansie, frustrazione e rabbia, che possono far anche crescere, ma aiutarli a metabolizzare le emozioni ed avere le emozioni come alleate e non come nemiche.

Così come il grounding bioenergetico costituisce la base fisica su cui poggia la prestazione, il grounding psicoenergetico crea il fondamento delle energie psicologiche, dando corpo alla volontà, al senso di potercela fare, alla voglia di andare avanti.

Ogni atto di volontà richiede una carica interiore.

I buoni maestri sono coloro i quali sanno scavare nell’animo degli allievi sino a scoprire il giacimento della carica interiore, sanno capire se esiste, sanno riconoscerne la portata, e si preoccupano di fare qualsiasi cosa in loro potere per tirare fuori il potenziale di un allievo.

I cattivi maestri sono quelli che, invece, spremono i ragazzi come limoni, portandoli presto ad abbandonare… di questo un giorno – qualcuno, fosse anche solo la loro coscienza – chiederà conto.

Dott. Daniele Trevisani

Note sull’autore:

dott. Daniele Trevisani (www.danieletrevisani.com), Fulbright Scholar, consulente in formazione aziendale e coaching (www.studiotrevisani.it) insignito dal Governo USA del premio Fulbright per gli studi sulla Comunicazione nel 1990, è Master of Arts in Mass Communication alla University of Florida e tra i principali esperti mondiali in Sviluppo del Potenziale Umano.

In campo marziale e sportivo, è preparatore certificato Federazione Italiana Fitness, praticante di oltre 10 diverse discipline, Maestro di Kickboxing, Sensei (8° Dan DaoShi® Bushido), formatore di atleti e istruttori di Muay Thai, Kickboxing e MMA. E’ stato agonista negli USA nei trofei di Karate Open Interstile.

Formatore e ricercatore in Psicologia e Potenziale Umano, è consulente NATO e dell’Esercito Italiano. Laureato in Dams-Comunicazione, è inoltre specializzato in Psicometria all’Università di Padova.

Ha realizzato docenze in oltre 10 Università Italiane ed estere, ed è il tra i principali esperti italiani nella ricerca sul potenziale umano, nella formazione di manager, di istruttori e trainer per le discipline marziali e di combattimento.


[1] Thayer, R. E. (1989), The biopsychology of mood and arousal, Oxford University Press, New York, NY.

Thayer, R. E. (1996), The origin of everyday moods: Managing energy, tension and stress, Oxford University Press, New York, NY.

Thayer, R. E. (2001), Calm Energy, Oxford University Press, New York, NY.

[2] Woodhouse, S. S., Gelso, C.J. (2008), Volunteer Client Adult Attachment, Memory for In-Session Emotion, and Mood Awareness: An Affect Regulation Perspective, Journal of Counseling Psychology, v. 55, n. 2, pp. 197-208, Apr.

[3] Jackson, E. (1986), Internal Empathy, Cognitive Labeling, and Demonstrated Empathy, Journal of Humanistic Education and Development, v. 24, n. 3, pp. 104-115, Mar.

[4] Grafico riprodotto con modifiche da: Dossier speciale a cura di Amelia Beltramini, in Focus, Aprile 2004. Il grafico originario non presenta la riproduzione delle linee relative agli assi.

Daoshi Total Fighting System Techniques

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=jo38yiDpRuo]

by Master Daniele Trevisani, Sensei, http://www.studiotrevisani.com – Daoshi Total Fighting System Techniques, Combination of techniques from Kickboxing, Muay Thai, Ju-Jitsu, Aikido, MMA, Karate, Self Defence, Pressure Points
More videos and info in http://daoshi.wordpress.com/
Other Info about Dr. Daniele Trevisani in http://www.studiotrevisani.it/ http://www.studiotrevisani.com/

Daoshi Training for standing position fighting – allenamento al combattimento in piedi

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=DuZWgnRnHT8]

L’atleta passa, a circuito, in 3 stazioni di allenamento diverse in circa 2 minuti – 1 per il combattimento con scambio rapido, 1 per allenare la sola fase di attacco, 1 per la fase di difesa senza reazione ma solo controllo dell’avversario. dividendo le varie fasi si ottiene di più, è un po come separare l’allenamento delle zone muscolari, attaccando diversi target in momenti diversi

Il circuito viene variato sia nella alternanza delle fasi che nella durata, per creare conditioning (condizionamento neuromuscolare) che metta l’atleta in grado di fronteggiare combattenti diversi per stile e qualità (combattanti attendisti, combattenti d’attacco, combattenti strategici)