I 2 coraggi, storie di capi, PNL e formazione – formazione vera vs. powerpoint e guru

Ci sono persone responsabili delle vite di tante famiglie. La loro responsabilità gli impone di imparare, il massimo, da chiunque, perchè i loro errori possonono fare danni enormi a catena, mentre le loro decisioni giuste fanno bene a tantissimi. Non si impara quindi solo per sè, ma anche e soprattutto per dare qualcosa agli altri. Allora parliamo un pò di partecipazione “vera” a “corsi veri”, da parte dei decisori. In 20 anni di lavoro “ho visto cose che voi umani neanche immaginate”, per rendere un omaggio a Blade Runner, e voi stessi ne avete viste forse anche di più.

Avrete notato come molti manager di altissimo livello tendono più a “mandare qualcuno” ai corsi e “farsi raccontare cosa è successo”, magari in 5 minuti (perchè “loro” hanno da fare, sempre, incondizionatamente, cose più importanti, mentre voi sapete benissmo che non è così). Anzi, il mestiere di un manager dovrebbe soprattutto essere acquisire conoscenza, competenze, e meditare sulle decisioni, non si perde tempo se si sta riflettendo, se si analizzano scenari, se ci si chiede dove andare, quello non è tempo perso.

Non tutto è nero, lo dico subito. Io di persona ho tenuto corsi a Generali e Ufficiali dell’Esercito disposti a mettersi al pari di una recluta e imparare da me qualcosa di nuovo, e li ho aprezzati soprattutto per questo, come persone, per la loro umiltà e spirito di crescita, il “fuoco sacro” dell’apprendimento e della ricerca. Ho avuto in workshop di ogni tipo Amministratori Delegati e top-managers desiderosi di ripensare completamente al loro futuro e rimettere in modo la vita e le aziende, e li ho aiutati. Ma la maggior parte non è così. I più, tocca dirlo, sono boriosi di uno status spesso non guadagnato col sudore, non danno alla formazione un valore superiore a quello di una “gita”, e al massimo vanno a delle sottospecie di conferenze autocelebrative promosse da associazioni o enti, dove ascoltano un qualche fesso, amico di qualcuno, un furbetto del quartierino, che spara minchiate, e si rassicurano di essere “già a posto”, escono precisi identici a come sono entrati. E’ incredibile, ma certe persone odiano chi li fa pensare e amano chi li ruffiana…

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E se il corsetto (scusatemi, il “workshop”) dura meno di due ore (ed è di venerdì pomeriggio), è anche meglio… sai, “noi dobbiamo lavorare, mica possiamo perdere tempo ai corsi”… (un mio amico ha commentato… bravo stronzo, poi ci chiediamo perchè le nostre aziende se le comprano gli stranieri)

La formazione deformata è la norma, è indolore, è una suppostina piccola piccola, bella lubrificata, e si scioglie subito, non la senti neanche.

E’ quella che confonde un paio d’ore di “aggiornamenti sulla 626” o altro obbligo di legge, con un ragionamento serio su dove guardare al futuro.

La formazione vera è un’altra cosa. Non è un “corso” ma un “percorso. La formazione vera è quella che ti fa riflettere e sperimentare, ti fa uscire diverso da come sei entrato, è quella che ti fa nascere qualche dubbio sulla correttezza di come agisci, ti fa incuriosire verso nuovi modi di gestire, ti offre nuove visioni che ti allargano la mente, spunti che fanno bene a te e alla tua azienda…, e ti aiuta a capire dove sbagli. Non sempre è solo seriosa teoria, possono esserci momenti divertenti, ma il succo del discorso deve andare alla radice di come pensi e di come ti comporti.

Un resoconto recentissimo parla del grande successo di una formatrice americana che in una convention ha fatto alzare tutti e ballare… che cazzo c’entra? Cosa hanno imparato? La sopresa non è tanto nel comportamento della formatrice americana “alla Robbins” o alla PNL-maniera, quanto nel fatto che uno non si senta sufficientemente idiota nel ballare in un corso… a meno che (caso rarissimo) non si tratti di un momento di ingegneria formativa in un percorso più ampio (questo può capitare, ma nel caso specifico, la sessione consisteva appunto nel ballare al suono di “we are the champions”, panzoni sfigati che si dicono di essere campioni, è stupendo, surreale, è una apoteosi della lobotomia).

Poi, la formazione vera ti fa sperimentare ciò di cui si parla, non si limita a raccontare. Se fai formazione sulla leadership, devi fare esercizi concreti che ti permettano di testare le tue capacità e capire dove puoi migliorare, non solo leggere le “regolette da un minuto” sparate da qualche povero imbecille americano, inglese, francese, manager americano da un minuto, o da dove cavolo viene.

Un mio cliente aveva letto tutto sulla leadership, e anche di più, e questo mi ha insospettito. Ho deciso di fare pratica. Abbiamo simulato alcuni colloqui con i suoi collaboratori, e nei fatti non aveva alcuna capacità di “ricentrare” gli argomenti di conversazione, se non ricorrendo al bastone del capo (la strategia conversazionale è ben altra cosa), o “facendosi fottere senza accorgersene” (prassi abituale). Nei fatti,  non aveva mai praticato esercizi di “leadership conversazionale applicata”, per quanto piena fosse la sua biblioteca… con esercizi mirati ha capito dove sbagliava, e dal giorno dopo ha iniziato ad applicare… poi in altri incontri ha perfezionato la tecnica, e in altri ancora abbiamo affrontato nuove tecniche e nuove aree, in un crescendo di apprendimento… (una fatica da bestia, giuro, non fare una semplice lezione e cavarsela così)… ma i furbetti del quartierino che circolavano in azienda sono stati smascherati, ed è solo l’inizio di una scoperta che non ha fine, non si finisce mai di imparare. E’ un atteggiamento di fondo di apprendimento permanente, e vale anche per me.

Altra differenza tra la formazione vera è le “porcate formative”. Un mio cliente mi racconta di essere stato avvicinato da un certo personaggio, il quale sosteneva che in 1 settimana di coaching “lo avrebbe smontato e rimontato”, scardinando tutte le sue credenze limitanti, e sostituendole con quelle potenzianti. Era un praticante di PNL, ex assicuratore, convertito alla formazione.

La PNL a mio parere può essere:

(a) una tecnica sopraffina: in mano a pochi, selezionati, seri ricercatori e professionisti, che la usano in modo integrato (ripeto – integrato con altre tecniche, le quali, tutte, richiedono anni e anni di pratica e studio, non 2gg di corso che ti certificano come “esperto”). Così considerata, è  un tassello importantissimo, rispetto ad un panorama di tecniche più ampio: un elemento utilissimo, ma non il solo, di un repertorio di tecniche psicologiche più vasto – ripeto – più ampio della sola PNL. La PNL è una risorsa ma è solo una delle tante discipline utili,  ma non è la sola, non è la risposta a tutto, non ha, ad esempio, molto a che fare con la ricostruzione esistenziale delle persone (approccio Rogersiano) che costituisce parte essenziale del bagaglio formativo del formatore umanistico. Ma la PNL può esssere anche:

(b) una accozzaglia di puttanate da orgia dell’imbecillità, praticate da persone che si autoproclamano esperti e non lo sono, “magia” per poveri creduloni, praticata da improvvisatori, sfigatissimi discepoli di sfigatissimi guru motivazionali che “hanno capito tutto” mentre il resto del mondo “non ha ancora capito niente”, una accozzaglia di tecniche “magiche”, che funzionano in 5 minuti la dove migliaia e migliaia di serissimi ricercatori e psicologi si fanno il culo inutilmente, lei, la magica PNL, arriva e risolve tutto, dall’alto delle sue manipolazioni di modalità e submodalità. Diciamocelo seriamente: nessuno di noi vorrebbe avere a che fare con PNListi di tipo B, mentre incontrare quelli di tipo A sarebbe decisamente una grande fortuna.

Parlo ai PNListi: è obbligo morale e vantaggio professionale andare assolutamente a rivedere o recuperare i testi dello psichiatra Roberto Assagioli (ideatore della Psicosintesi), da cui tutto è partito, e di Maxwell Maltz (Psicocibernetica), per capire veramente da dove viene la PNL, non credete a niente di quello che vi dicono sulla PNL, nemmeno i fondatori, finchè non avete letto questi testi sull’utilizzo delle immagini mentali: tutti i testi di Roberto Assagioli, e Maxwell Maltz, tra i primi.

Ora, diciamocelo chiaramente: le persone non sono macchinette da smontare e rimontare, non esistono “magie” e “maghi” contro uno stuolo di imbecili psicologi ed sperti in scienze della comunicazione che hanno perso 20 anni a studiare per niente… non credete a queste palle… 20 anni di studio sono il minimo per capire qualcosa su come funziona la mente umana e come potere dare un contributo esistenziale serio…  non è un caso se esistono Senior e Junior, non è inutile lo studio. La formazione vera deve avere un approccio più umile, “centrato sulla persona”, o Rogersiano, deve essere una consulenza di processo, una contribuzione, non abbiamo davanti a noi imbecilli mentre noi formatori siamo guru da venerare, spesso siamo più ignoranti di loro, la vera differenza sta nel nostro voler aiutare sinceramente, non nel fare i “meccanici saccenti”, questi non servono a niente.

La formazione vera non “smonta e rimonta” ma fa “provare e riflettere”, e rispetta le persone (esclusi gli imbecilli). Questa è la formazione vera, non i powerpoint sparati a raffica…., non i modelli preconfezionati e le verità predigerite, i “managerialesi incravattati”, il club del golf, i “minchiotronici” guru motivazionali che ti dicono che avrai successo se solo lo vuoi, che sei un perdente, che il tuo valore si misura in base a quanto hai guadagnato, i calvinisti del successo, che pensano di sapere tutto non ti insegnano niente… fare formazione vera richiede

1 – il coraggio del formatore di far sperimentare alle persone come agiscono nella “verità” della loro azione quotidiana e fargli scoprire come migliorare… sapendo che questo li espone in prima persona (dis-anestetizzare le pesone dalle abitudini e apatie non è sempre indolore) e

2 – il coraggio di chi partecipa di mettersi in discussione…

…due coraggi estremamente rari….

Daniele Trevisani

ps… per chi ne vuole sapere altre o dire la propria ( io ne ho altre da dire e immagino anche tu), ho messo un gruppo su Facebook inerente i temi di formazione e potenziale umano http://www.facebook.com/group.php?gid=44520376739 in cui scambiarsi di tutto, da sfoghi a opinioni bananli ad articoli serissimi e link a risorse che ci piacciono. Un pezzo sulla polemica tra formazione vera e falsa esce nel prossimo numero della rivista CR (gratuita completamente e autofinanziata = senza bavaglio, chi non è già iscritto la può vedere al link http://www.medialab-research.com/rivista.htm ) . Il punto sulla formazione deformata non finisce qui, dite la vostra, esprimetevi, questo è solo l’inizio…

Autore: Fabio Trevisani

Sono Fabio Trevisani, laureato in Scienze Motorie all'università di Padova e formato con un percorso di Coaching e Counseling presso UP STEP. Mi occupo di attività motoria e tutoring per ragazzi con disabilità intellettivo-relazionale e cognitivo-motoria. Sono un allenatore di calcio, preparatore atletico e personal trainer per attività motoria preventiva e compensativa. Seguo squadre agonistiche in varie discipline come preparatore atletico.

11 pensieri riguardo “I 2 coraggi, storie di capi, PNL e formazione – formazione vera vs. powerpoint e guru”

  1. prima pensavo di non avere parole per descrivere tutto ciò che sei riuscito a dire tu: ora le ho trovate e le faccio mie; prima pensavo di essere la sola che dopo diciassette anni di studio è ancora qui a chiedersi, un giorno si e un giorno si, quanto ancora dovrà mettersi in gioco, studiare, sperimentare per fare al meglio il lavoro più bello e difficile del mondo, oggi mi sento in ottima, magnifica compagnia. Prima pensavo “magari sono io la cogliona che non ha trovato LA strategia, La tecnica, LA via…”; oggi mi prendo la libertà e la soddisfazione di unirmi a te , facendo un bel pernacchione agli imbecilli del ti-smonto-ti-rimonto…Ma montatevi voi…E fatelo contro natura.
    Una ricercatrice.
    Luciana Landolfi

  2. grazie Luciana, grazie per quello che scrivi, e per definirti ricercatrice, anch’io mi sento ricercatore serio e impegnato, e a volte molto solo in questo, ma ho la forza della convinzione di essere sulla strada giusta, e questa mi basta, e anzi mi trascina anche contro un mondo che a volte pare finto, di plastica… non importa, chi sente di doversi impegnare nella ricerca rende onore a qualcosa di più grande, l’approvazione altrui è un tributo secondario e nemmeno indispensabile… vai avanti!

  3. Buonasera! Ho letto bene anch´io quellárticolo veritiero o e´´pesce d´aprile´?
    Esistete anche a Milano? Lo spero.
    Vorrei sapere di piu´ sulla Leadership conversazionale applicata. Grazie, grande Daniele.

    Lucia,
    un´altra ricercatrice

  4. di solito non riesco a leggere articoli molto lunghi sul video..soprattutto di sera..Questo, invece, me lo sono “bevuto” in pochi minuti e mi ha “dissetato” fino in fondo…Sono d’accordo Daniele…saper mettersi in discussione sempre è la vera forza di una persona ed è una forza che non intimorisce un eventuale interlocutore ma che lo conquista. Complimenti!!!

  5. caro Daniele….sicuramente la posizione non è di conoscenza come per chi ha scritto sull’argomento come te.Io , per altro , penso di poter solo dire che la PNL mi sembra un buono strumento da usare….però presupporrebbe che tu ci sia arrivato attraverso un percorso.A mio avviso non può scaturire dal solo studio di questa come moliti fanno……Così finisce che chi spiega, non trasmette assolutamente agli altri il segreto del “credere” in queste tecniche…..e le vanifica.
    Per il resto sono in accordo completo con te……Fabio

  6. Oltre l’incazzatura anche la beffa……………….

    Caro Daniele,
    condivido pienamente la tua incazzatura….che è anche la mia: il nostro settore si sta profilando sempre più ambiguo e carico di manipolazione. Al di là dell’uso che si fa della PNL, ciò che trovo più grave è che associazioni di categoria, che si presuppone siano evolute si facciano promotori di eventi che sfruttano la solitudine e il senso di inadeguatezza delle persone, spacciando il processo di cambiamento personale e collettivo come una magica marmellata di pensieri positivi.
    E quel che ancora sconvolge di più e che professionisti seri come Robert Dilts si lascino coinvolgere e si rendano complici di questo tipo di interventi.
    La questione credo sia ancora più ampia e complessa : che forme e che senso sta assumendo la formazione oggi? Che tipo di credibilità e coerenza si sta perseguendo?
    Credo che ci sia un parallelismo tra ciò che è a accaduto al livello finanziario con ciò che accade per l’ambito Risorse Umane, le persone trattate appunto come qualsiasi altro tipo di risorse.
    Cosi come il top manager deve portare utili in tempi brevi e può farlo solo innescando processi di competitività, fregandosene delle regole e degli effetti devastanti che ciò ha prodotto e produce, anche chi sta oggi nelle Risorse Umane deve dimostrare di essere all’altezza del proprio ruolo se ciò che propone è gradito ed è piaciuto ai partecipanti….. ; come se fosse uno spettacolo, un intrattenimento………
    Se i partecipanti sono coinvolti in attività di apprendimento si presuppone che non abbiano sufficienti informazioni in quell’ambito, nella conoscenza del funzionamento o di questo o quel comportamento, di questa o quella competenza; eppure sono chiamati alla fine ad esprimere la loro valutazione sulla formazione ricevuta, ma in funzione di cosa? I partecipanti sono soddisfatti e contenti, spesso, se si sono divertiti e sono stati accarezzati, e sedotti per il verso giusto….
    Così si crea un circolo vizioso nel quale i formatori stanno diventando, per poter a loro volta essere richiamati dall’azienda, sempre di più degli intrattenitori, animatori, imbonitori, clown…
    Questo è l’humus nel quale trovano spazio i fenomeni di cui ci incazziamo.
    Attenzione, non sto sostenendo che le tecniche – e sottolineo tecniche – che si sono diffuse in questi ultimi anni non abbiano il loro valore, e mi riferisco alle tecniche teatrali, a quelle provenienti dalle arti marziali, dall’out door , alla vela, dalla Pnl, etc, cioè a tutte quelle attività e/o tecniche che possono essere utilizzate come metafora per sviluppare e migliorare l’efficacia manageriale.
    Ma ciò che è successo in questi ultimi anni è che si è confuso il fine con il mezzo: l’obiettivo è l’apprendimento, è lo sviluppo, è la crescita e se possibile il cambiamento personale e di gruppo.
    Ma l’apprendimento non è solo gioco, trastullo, rinforzo; è anche fatica, rigore , impegno. Qualsiasi nuova conoscenza per poter essere elaborata deve poter mettere in discussione il sistema di conoscenze precedenti e ciò è scomodo: significa mettersi in discussione. E quanto manager, professionisti che lavorano in organizzazioni sempre più complesse, sempre più insicure, con ritmi mozzafiato che non lasciano spazio alla riflessione o alla pausa pensosa, nel migliore dei casi, nel peggiore ad una propria vita privata, sono realmente disposti a mettersi in discussione? E perché dovrebbero farlo? Quale sarebbe il loro vantaggio?

    Ma l’efficacia di un percorso di formazione non dovrebbe essere misurata proporzionalmente al grado di disorientamento, di critica, di dibattito che è capace e forse anche di sconcerto che è capace di attivare?

    Insomma si sta giocando un gioco a perdere; tutti quanti…..

  7. le tue parole Cecilia sono oro, la formazione che perde di vista il suo motivo di esistere, trattata come se fosse uno spettacolo, un intrattenimento… partecipanti che valutano i professionisti su cose che non conoscono, terrore delle schede di valutazione, corsi brevi sempre più brevi, effetto pic-indolor, nessuna continuità… guai leggere qualcosa fuori, tutto deve essere svolto in una giornata o poco più… andare contro tutto questo è una missione in sè… nessun medico tratterebbe un malato in modo superficiale, nessun preparatore atletico accetterebbe di portare qualcuno alle olimpiadi con un training di 1 giorno… la serietà di chi fa formazione sta anche e soprattutto nel fare un ragionamento serio sul divario tra X (come sono le cose ora) e Y (come vorrebbe il cliente che diventassero dopo) e mettere in campo risorse serie nel passaggio da X a Y, è tutto qui…

  8. Personalmente è capitato anche a me di incontrare dei fantomatici guru di PNL, nella versione “in una settimana ti smonto e ti rimonto”. Devo dire che parlando con queste persone, si può sentire forte l’odore dell’imbroglio, sentire chiaramente la sensazione di trovarsi davanti un’illusionista.
    Il problema, dal mio punto di vista, è coniugare volontà e praticità. Da piccolo imprenditore, sensibile ai temi della formazione, soprattutto in ambito di comunicazione, ho fatto una gran fatica nel trovare un riferimento in questo settore, ossia qualcuno realmente disposto ad aiutarmi, in un percorso articolato e sicuramente non breve, ma che deve necessariamente tenere in considerazione la realtà di un’azienda, fatta di mille impegni e carichi di lavoro spesso troppo elevati. Ed è in questa difficoltà che si introducono perfettamente i PNListi del tipo B, quelli che ti raccontano come in una settimana faranno di te un superuomo.
    Basta fare una ricerca su internet per scoprire quanto sia pubblicizzata la formazione PNL del tipo “pronti-via!” rispetto ad una formazione più seria.
    Credo che sia necessario l’impegno di tutti per cambiare questa situazione, a partire dagli imprenditori e dai manager, per finire con i professionisti della formazione.

  9. Mi sono imbattuto in questo forum sulle tracce dell’amica Luciana Landolfi. Pochi giorni di serio lavoro portano a buoni periodi di meritati successi, ma solo importanti percorsi portano a lunghi cicli di prosperità, benessere & risultati. Ora, fermo restando che ancora esistono e prosperano gli “imprenditori di se stessi” (come equiparare una masturbazione ad un accoppiamnto…), tutti belli infoiati nei corsetti last minute, di che c’è da meraviglioarsi? Ognuno ha il proprio guru, anche quello che pensano di non averlo. Provocazione: ma se tutti si erudiscono, noi di cosa campiamo?

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